Bello e Reale: il live di Ghemon all’Hart

Il senso altissimo della musica di Ghemon è quello di generare empatia, un’empatia multidirezionale che lega alle sue liriche uomini e donne, giovani e più adulti. Qualsiasi sia lo stile di vita ed i trascorsi personali, ad ognuno sarà capitato di immedesimarsi nelle sue parole, che negli anni l’artista avellinese ha saputo modulare col rap, ma anche con il canto. Non è casuale, dunque, che il sold out di sabato 24 Marzo all’Hart di via Crispi, a Napoli, sia stato il più eterogeneo di tutti: una composizione di pubblico tanto variegata, ma facilmente prevedibile.

Ghemon sale on stage alle 23, dopo due ore di set del dj napoletano Uncino e, senza troppi fronzoli o superflue presentazioni, rompe il silenzio esordendo con «Impossibile», il brano che apre il suo ultimo lavoro discografico, «Mezzanotte». Il live, parte della edizione “primaverile” del tour, si snoda quasi completamente su questo album, ma non mancano i richiami alle precedenti pubblicazioni: «Quando imparerò», estratto dal precedente «ORCHIdee», è il secondo brano in scaletta, mentre dello stesso disco ha performato «Pomeriggi svogliati», «Crimine», «Da lei», «Fuoriluogo ovunque», «Nessuno vale quanto te» e «Adesso sono qui».

Lo stile di Ghemon è piuttosto sobrio: vestito total-black e con ai piedi un paio di immancabili Nike, l’artista avellinese ha concesso poco altro al pubblico che non fosse la sua musica. Un espediente che non ha debilitato gli spettatori, che anzi hanno risposto caldamente presente, accompagnando con la voce tutte, ma proprio tutte le canzoni. Al suo fianco, l’impeccabile band Le Forze del Bene e la prorompente voce di Wena, una corista d’eccezione e tra le migliori voci black in Campania.

I live di Ghemon sono un piccolo, ma esauriente compendio del suo percorso musicale, che lo ha portato da rapper a forte caratterizzazione soul ad artista completo, in grado di tenere il palco con maestria e a non cadere mai di tono nel cantato: per questo, suonano inevitabili alcuni back in the days, dei brani probabilmente più rappresentativi dei suoi primi dischi, come «Grande» (2007) e «Un giorno in più nell’eternità» (2012) e un paio di citazioni, come quelle al Frank Ocean di «Thinkin about you» e al Piero Ciampi di «Adius», fonti di ispirazione mai negate da Ghemon.

Un live pulito, costante ed empatico: se Ghemon è tra i personaggi del 2018 è perché sta raccogliendo quanto seminato negli anni, in un percorso sempre coerente e coraggioso, in cui nulla è stato mai lasciato al caso. Un artista a 360 gradi, ora anche autore di un libro autobiografico, che ha raggiunto anche nella dimensione live l’accuratezza e la professionalità dei migliori.

Una curiosità in chiusura: durante il live, una ragazza si è avvicinata e ha lasciato sulla mia moleskine un messaggio da rivolgere a Ghemon. Diceva «sei bello perché sei reale!» e questo, più di ogni altro, è il significato più potente della sua produzione musicale, quello di raccontare spunti della realtà di ognuno di noi.

Scaletta:
Impossibile
Quando imparerò
Cose che non ho saputo dire
Magia nera
Pomeriggi svogliati
Mezzanotte
Non voglio morire qui
Dentro le pieghe
Crimine
Da lei
Un giorno in più nell’eternità
Fuoriluogo ovunque
Grande
Bellissimo
Siero buono
Un temporale
Quassù
Adesso sono qui
Nessuno vale quanto te
Scusa

Nicola Pirozzi

nicolapirozzi@ufficiok.com

allora levatevi da' coglioni, ché devo morire (Il Perozzi, «Amici miei»)