Motta: uno sguardo al passato in attesa del suo nuovo lavoro discografico

Tempo di Sanremo, nella scorsa edizione Motta si è distinto per l’impegno del testo, pur non piazzandosi in alto in classifica.

Il cantautore resta una delle punte di diamante della musica indipendente e non solo, per questo (in piena nostalgia e in attesa di un nuovo lavoro discografico) siamo andati a ripescare un’intervista dello scorso anno di questi tempi online sul sito di Rolligstone Italia

 

Motta, cos’è essere rock’n’roll?
Per me è dire la verità. Chiamiamolo punk, rock’n’roll, almeno nello scrivere canzoni. Adesso nelle interviste sto diventando un poco più democristiano, ma almeno quando scrivo le canzoni l’unica cartina tornasole è emozionarmi. E questo avviene solo se dico la verità.

Parafrasando la tua canzone: Dov’è l’Italia?
Non lo so. C’è una sorta di disincanto innamorato. Non so se c’è una parola per descrivere questa cosa qui. Non so dov’è, non so dove sta andando, ma sono sicurissimo che voglio esserci.

Sai che molti, visti i tuoi brani, pensano che porterai la politica all’Ariston?
Voglio portare una canzone. Non sono un politico, sono uno che ha sempre preso posizione. Forse una delle cose più politiche che ho detto nei miei testi è “Mia madre era bellissima”.

Cioè?
Far capire come la pensi è politico e se ascolti i miei dischi sai come la penso. E questo è fare politica.

Come saprai dai giornali ci sono molto personaggi che si sono riscoperti sovranisti, tipo Lorella Cuccarini.
Non ho seguito la cosa, ma so che Lorella Cuccarini non ha mai scritto una canzone. Di questo sono abbastanza convinto.

Però ne ha cantate tante.
Che è diverso. Il mio modo per esorcizzare la rabbia è scrivere canzoni, forse dovrebbe farlo anche lei. Magari esce fuori un pezzo incredibile.

Un artista deve esporsi sempre?
A livello sociale sì. Dovremmo avere un processo di sintesi alta rispetto alle altre persone: guardare, imparare e trasformare quello che vediamo e non accettiamo. Ci deve sempre essere un certo tipo di sintesi. Non sono uno strumentista e non scrivo poesia, scrivo le canzoni. Sono avantaggiato nel mettere insieme testo e musica, perché il racconto sia in un certo modo. Anche se strumentale. Il mare, ad esempio, è un testo, un racconto. E c’è bisogno di questo tipo di sintesi. I pezzi che mi hanno sempre emozionato hanno queste caratteristiche.

Tipo?
Lucio Dalla. Com’è profondo il mare è attualissima, soprattutto ora.

Ecco, parlando di attualità che hanno a che fare con il mare, ci sono ancora strascichi sulla polemica circa le dichiarazioni di Baglioni sui migranti.
Non ha detto chissà quali cose, ha detto una cosa umana. Forse ci sono persone che hanno paura di un certo tipo di umanità. Mi ha abbastanza sconvolto quello che è successo dopo le frasi di una persona. Non me lo aspettavo.

Quindi l’umanità si è persa?
Io no, però sì. E ti parlo da persona che – oltre a scrivere canzoni – esce di casa e fa cose. Mi accorgo che, spesso, questa umanità manca. Vedo una paura latente verso le persone che, poi, genera volenza. Mi reputo educato e credo manchi un certo tipo di educazione sociale. E anche per questo ringrazio i miei genitori.

Effettivamente la paura dell’altro è tanta.
Una delle cose più belle e importanti della vita – e me ne sto accorgendo negli ultimi anni perché ho la possibilità di viaggiare – sta nel movimento. Un certo tipo di ricerca della felicità sta nella ricerca stessa e nel movimento. Un movimento da dove parte? Dall’attrazione verso un’altra cosa. E dove sta l’attrazione verso un’altra cosa? Quando questa cosa è diversa da te. Questa cosa qui, soprattutto negli ultimi anni, è diventata la più importante della mia vita: mi fa stare bene, mi fa divertire e mi fa mettere in discussione. Laddove c’è una paura verso il diverso, sicuramente parte da un non risolto di noi stessi. Perché è difficile mettersi in discussione.

Marta Palazzo

martamariapalazzo@gmail.com