Sono così indie che vado a Sanremo

Non potevamo non raccogliere lo spirito sanremese nelle track che meglio rappresentano il vero rock come musica dei disadattati. In questa edizione la scelta è facile: tifiamo Lo Stato Sociale che da anni accompagniamo in giro per la Campania.
I ragazzi però sono solo gli ultimi arrivati. Negli anni abbiamo sempre tifato indipendente, ma anche e soprattutto borderline, quegli artisti che hanno regalato imperdibili momenti di spettacolo ad un festival nazionalpopolare, molto poco pop.
Per celebrare anche quest’anno la Kermesse abbiamo creato una compila con gli incidenti più indimenticabili di questi ultimi trent’anni. Non sono pochi e siamo fieri di poter dire che noi eravamo sempre lì ragazze pon pon dei freak.
Da Clementino ai Bloody Beetroots, senza dimenticare Jo Squillo e i Tazenda, non devi perdere per essere loser.

2018: Lo Stato Sociale
Arrivano i regaz sul palco accompagnati da una ballerina ottuagenaria a parlare di lavoro precario e paese allo sbando. Una band indipendente che non si prende mai sul serio, neanche in questo caso. Aspettiamo la loro esibizione con Paolo Rossi e il coro dell’Antoniano e intanto di godiamo i balletti. Per l’occasione i regaz si sono fatti vestire dalla stylist di Liberato. Bebo sembra Spike Lee, Lodo Lapo Elkann, Alby ha fatto il cretino con Michelle Hunzinker e Alby sembrava chiedersi dove fosse l’uscita, Checco è diventato il nuovo idolo delle mamme. Tutto secondo i piani.

2017: Samuel
Alla 67 edizione del festival Samuel dei Subsonica si esibisce come solista, senza i Subsonica, ma con una collezione autunno/inverno di cappelli che fa impazzire gli hipster italici. 44 anni, ma molto in forma. Samuel non potrebbe essere un perdente nemmeno se si impegnasse, di lui in quell’edizione abbiamo molto amato il suo amore per i Nomadi. Nei mesi successivi in setlist più volte abbiamo trovato “Ho difeso il mio amore”. Con o senza capelli, sempre sempre Aurora Sogna.

2016: Clementino
Un’edizione all’ombra del Vesuvio: Gigi D’alessio, Lele e Clementino.  “Ragazzi fuori” come un grido di speranza, che vuole dare voce ed aiutare quei ragazzi delle periferie, troppo spesso emarginati dalla società. Escluso prima di potersi esibire nella cover di “Svalutation” di Celentano ha deliziato la sala stampa con esibizioni fantastiche, on line sul tubo. Tanto da meritarsi una menzione speciale anche per il 2016 per aver fatto resuscitare “De Andrè” con una cover di “Don Raffaè” che lascia perplessi, ma noi abbiamo ballato lo stesso. I Love Cicirenella, ma solo dopo due bocce di vino in questa versione.

2014: Perturbazione
Quando i Perturbazione sono arrivati sul palco, l’indie italico faceva festa, sapendo che avrebbero fatto ballare più di una nonna. Perché lo scopo di Sanremo, in fondo, è sempre stato far ballare i vecchi.
L’Unica parlava di amori promiscui e immaturi, l’altra canzone “L’italia vista dal bar” purtroppo la ricordano in pochi, noi siamo fra quelli.

Menzione speciale: The Bloody Beetrots.

Una menzione speciale a Gualazzi che portò sul palco The Bloody Beetrots, che per l’occasione hanno sfoggiato un outfit mascherato glitterato, mentre Fabio Fazio preoccupato rassicurava il Moige. Molta perplessità, un brano dimenticato, ma noi tifiamo glitter da sempre.

2013: Marta sui Tubi

Dei due brani presentati a Sanremo 2013 nella sezione “Campioni dai Marta Sui Tubi, in finale arrivò “Vorrei” anziché “Dispari” ma entrambe misero in luce la qualità della band siciliana. Sul tubo trovate più di un video della band di Gulino cantare tra le strade di una fredda (in tutti i sensi) Sanremo. Amiamo da sempre il loro immaginario e più di loro fuori contesto non c’è mai stato nessuno. Vincitori indiscussi. Loser nell’anima.

2012: Marlene Kuntz

Di loro ricordiamo soprattutto l’esibizione con Patti Smith, che dedica (commossa) la canzone “alla persona per cui è stata scritta”, il marito “Fred Sonic” Smith morto nel 1994.
Un magone terribile che non impedì a Cristiano Godano di ballare, facendolo diventare per sempre, semmai ce ne fosse stato dubbio, re dei borderline. Dinoccolato come nemmeno Little Tony.

2011: Tricarico

Francesco Tricarico ha sempre regalato fortissime emozioni su quel palco, ma quando è partito “L’Italiano” con Toto Cotugno abbiamo capito che anche noi avevamo una patria, noi diseredati di tutto il mondo, noi stonati anche stonati sotto la doccia, avevamo una bandiera: a scacchi, come il suo completo. E la faccia di Toto Cotugno, un po’ triste un po’ “scusatemi, è un amico” ci ricorda lo sdegno che provano le nostre fidanzate ai concerti quando cantiamo. GAZZELLE.
“DAI TRICARICO BECCATI L’APPLAUSO” (Toto Cotugno, Sanremo 2011)

2009: Afterhours

Nel 2009 Manuel aveva la chioma corta e non si era ancora palesato come un adorabile iena in tv, ma noi lo conoscevamo bene da sempre, da quando Ufficio K organizzava i loro live al centro storico di Napoli e loro si esibivano con le maschere Disney. Paolo Bonolis tifava per loro, anche noi, ovviamente.
Le piccole iene però erano già felici così “se disprezzi vuoi comprare” è una delle frasi da manuale dei veri border line insieme a “non mi chiama perché mi ama troppo”, “sono bello bello in modo assurdo”, “il Roipnol fa un casino se mescolato all’alcol”

2008: Franki Hi nrg

Il pezzo non è tra i nostri preferiti, ma il suo outfit e la sua presenza sul palco stonavano talmente tanto che abbiamo cantato anche “Pedala”.
La sua montatura degli occhiali ha fatto scuola, ed abbiamo una notizia: stanno bene solo se sei lui. E tu no, non sei lui.

2007: Sugarfree

Il tamarrock merita una compila a parte, ma i brillantini e le stecche dei Sugar Free con “Solo lei mi dà” sono indimenticabili e non solo perché tutti l’abbiamo storpiata in “solo lei me la dà”. Abbiamo googlato “cantante dei sugarfree” abbiamo scoperto che il suo nome è Matteo Amantia che i Sugarfree non esistono più, ma che prima di dire addio alle scene hanno curato la colonna sonora di “Scusa ma ti chiamo amore”. Nessun risultato invece per “Cinta dorata cantante sugar free sanremo 2007”. Peccato.

2006: Dj Francesco

Noi a Dj Francesco gli vogliamo bene, perché è quello che ci prova e alla fine ci riesce, anche se non si sa il perché.
Senza t-shirt, credendo di essere Eminem, con la voce di un gatto stirato sull’Aurelia, lui è la parte buona dei figli di papà, che finge di essere cattivo. Lui è un entusiasta, con i suoi tatuaggi, i suoi pantaloni argentati, con i suoi sei mesi di palestra buttati.
“Che meraviglia” concluse Simona Ventura. Anche noi.

Un momento di silenzio per loo stilista de Le Vibrazioni di quell’anno che fece prendere un’insolazione a Peppe Vessicchio che dirigeva l’orchestra. “Ovunque andrò” è una ballata romantica di quelle belle, con tanto di basettoni. Anche qui: se non sei Sarcina il velluto e la camicia di pizzo sbottonata, NO. E no, non apprezziamo lo sforzo.

2005: Piotta

“Ladro di te” non è la canzone più riuscita der Piotta, ma la ballerina tamarra con i cerchioni, l’arpa e il disagio su quel palco ci sono piaciuti molto.
E poi nel 2005 eravamo giovani, ballavamo. “SONO UN BASTARDO E’ QUELLO CHE TU VUOI”. Perché il femminismo non era ancora di moda. #metoo

2004: Effeil 65

Pippo Baudo a Serena Autieri.

“Serena, tu vai a ballare?”

“Sì, mi piace quando in discoteca ci sono quelle musiche piene di energia”.

Led Zeppelin? Greatful Dead? No, gli Effeil 65.

Parte sermone del Pippo nostrano sull’unicità della musica italiana.

De andrè? Gaber? No, gli Effeil 65.

Pippo conclude: “Questa è la musica che piace ai giovani”

Non ci sono parole per descrivere la rara bruttezza delle loro t-shirt, ma “Quelli che non hanno età” è un manifesto generazionale.
Sposiamo la causa.
Anche perché nel 2004, avevamo i capelli e loro già no.
“Figli dell’eternità, sempre in cerca di grandi perché”, scritto in caratteri tribali è il tatuaggio più richiesto di quell’anno.

2002: Lollipop

“Batte forte” con quattro/cinque anoressiche incartapecorite che stonano ballando (male) e sdoganando lo stivale sotto la gonna lunga.
Dopo la reunion delle Spice, ci piacerebbe la loro.
Indimenticabili. Chissà se poi hanno mangiato qualcosa.
#proana

2001: Bluvertigo

Obbligare Raffaella Carrà a farle dire “Assenzio” era già una grande opera di surrealismo. Quello che poi è successo su quel palco, compreso il marameo di Morgan alla camera, sono storia. I Bluvertigo quell’anno hanno dichiarato guerra all’ovvio, e noi eravamo esaltati.
PS: Il trucco maschile solo se è carnevale o se sei Andy Fumagalli.
Un momento di silenzio per “gli amici imborghesiti”. #lacasaalmaredipapà

2000: Subsonica

I Subsonica annunciati da Pavarotti, ed è subito 2000.
“Tutti i miei sbagli” è il pezzo per eccellenza del romantico nostalgico. Samuel che balla trasformando il palco in una dancehall è forse tra i ricordi più belli della nostra adolescenza. Con tanto di t-shirt sulla maglietta e (pochi, molto pochi) capelli.
La cantiamo ogni volta che il caso umano di turno di fa soffrire. Perché i disadattati sono prima di tutto, questo: cartamoschicida per casi umani.

1999: Gianluca Grignani

Gianluca Grignani che entra con gli occhiali da sole, ed è subito “Giorno Perfetto”.
Infatti lui che fa? Mette gli occhiali a Fazio, ignorando Laetitia Casta, che ovviamente gli scrisse un SMS dall’alto della sua offerta SUMMERVODAFONE non ancora scaduta.
Già in quel momento tutti sapevamo che sarebbero state emozioni grandissime.
“VOGLIO VIVERE COSI’ CON TUTTI I MIEI SBAGLI E I MIEI MA SI’”, stonato stonatissimo, bello impossibile. Abbiamo votato tutte al televoto, mentre lui se ne andava lasciando Fabio Fazio da solo sul palco. #trattamimale

1997: Cattivi Pensieri
“Quello che sento” dei “Cattivi Pensieri” è lo spirito dei 90’s.
L’abbiamo cantata per mesi, aveva un giro di basso naive e ci piaceva sgorlarci:
“Mi prendo per mano e mi dico Ti amo” (?!?) “SENZA DI TE SONO FARFALLA O BRUCO”(?!?)

Gli hairstyle di quegli anni sono il motivo per cui il tasso demografico di quell’anno era a 0%

1996: Dham

Kurt Cobain non è morto e canta insieme a noi.
Un po’ Guns’n Roses, un po’ Bee Hive.
La canzone è bruttissima, ma “NON VOLTARMI LE SPALLE SE HO BISOGNO DI TE” è un grande verso. Pieno di quella depressione da domenica pomeriggio che nemmeno “RAPE ME, MY FRIEND”

1995: Lighea

Una canzone bellissima, scazzatissima. “il mio fegato distrutto da quello che mi va” sarebbe stata una frase che avremmo capito molti anni dopo.
Questa è una canzone per veri loser. Se non te la ricordi non sei dei nostri.

1994: Paolo Rossi

Jannacci e Rossi al bar di Sanremo non dovevano essere male. Paolo Rossi mastica una cicca, Pippone nazionale improvvisa una gag divertentissima, con Anna Oxa conciata sempre come una punk londinese.
Una canzone contro i furbetti italici.
Quell’anno però vince a mani basse “Signor Tenente” di Faletti. Prima dei best seller, fu la parolaccia all’Ariston a renderlo famoso. Barba incolta, occhio acquoso e percussioni. “MINCHIA SIGNOR TENENTE” ed è subito poesia.

1992: Tazenda

Di “Pitzinnos in Sa Gherra” non abbiamo mai capito una parola, sappiamo che era una canzone contro la guerra. “Spunta la luna dal monte” è un pezzone bucolico che cantiamo volentieri a Pasquetta.
Dopo due bocce di vino rosso. Improvvisiamo anche il balletto, di solito.
Subito dopo Tony Tammaro.

1991: Sabrina Salerno & Jo Squillo

Questo è lo spirito del punk: tacchi alti, bijoutteria e vestiti fuxia.
“Siamo donne oltre le gambe c’è di più”, per questo la Salerno si spoglia nel bel mezzo della performance prendendo alla lettera la canzone.
Attento che cadi. Male.

Daniele Zanfardino

d.zanfardino@gmail.com

Daniele zanfardino è un bel ragazzo ed un ottimo programamtore. Ha troppa barba ma per il resto è bello