Colapesce: report Live

Dopo l’uscita del suo ultimo gioiellino, “Infedele”, Colapesce torna a Napoli per una serata che difficilmente dimenticheremo.
Nella suggestiva cornice dell’Hart, nell’ambito della rassegna “Neo”, ad aprire le danze è però Alì, molto caro all’artista siciliano, che scalda il pubblico in un duo essenziale a base di chitarre elettriche suonate in clean.
Nella breve pausa tra un live e l’altro, ho occasione di guardarmi intorno e cogliere un pubblico molto eterogeneo dal punto di vista anagrafico, segno della riconfermata trasversalità di un artista che negli anni ha saputo costruirsi il suo zoccolo duro di estimatori, in trepida attesa.
Di Colapesce colpiscono tanti aspetti, ma due su tutti sono la cura e la ricercatezza dei suoni che sceglie, che non si pongono il problema di essere fruibili a tutti indistintamente, che nemmeno per un attimo strizzano l’occhio a sonorità banali o scontate.

Colapesce infatti sale sul palco alle 23:20 e propone un live attentissimo ai suoni come alla scenografia, accompagnato da un’orchestra d’eccezione, l’Infedele Orchestra, tra cui spicca la presenza della straordinaria Adele Nigro, membro stabile degli Any Other, che si alterna tra la chitarra elettrica, il sassofono, e la seconda voce.
Ciascun aspetto dello show (perché di “show” è giusto parlare) è curato nel dettaglio, già solo se guardiamo ai costumi: tutti i presenti sul palco indossano abiti talari, con l’apposito inserto bianco, che si armonizzano per contrasto al titolo dell’ultimo lavoro discografico dell’autore, e per analogia ai mosaici gotici rappresentanti Dio e angeli che spesso vediamo proiettati alle spalle dei musicisti. L’alternarsi di maschere e altre soluzioni scenografiche tra cui spicca il suggestivo copricapo a forma di pescespada con cui Colapesce accoglie il suo pubblico.
Parentesi a parte meritano le luci: si può dire che delle luci sia stato fatto un uso magistrale, con colori, intensità e sfumature letteralmente modellati sulle dinamiche e le atmosfere dei brani via via proposti così da risultarne parte integrante, e concorrere alla realizzazione di uno spettacolo profondo.

Cristina Trey

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