Nu Guinea – Nuova Napoli: la rivoluzione è davvero iniziata.

Ci sono dei momenti particolari che caratterizzano determinati periodi storici. Negli ultimi anni a Napoli sembra tutto più possibile, nel mondo del lavoro, nella musica, nella cultura e anche nel calcio: si respira tanta più cultura che in qualsiasi posto d’Italia, o perlomeno, finalmente, il resto dell’Italia sta finalmente capendo questa cosa, che per i napoletani non è mai stata un mistero.

Il mio medico di fiducia, Vincenzo, da sempre, ha l’ottimo vizio di mandarmi ottima musica, ma questa volta, si è superato. Mi dice:”È uscito il disco dei “Nu Guinea”, si chiama “Nuova Napoli”, è una Rivoluzione!”.

Nel treno da Milano a Napoli, mi metto le cuffie e cerco di capire. 

La cosa che subito mi salta agli occhi è la copertina che, anche se “non gli somiglia per niente”, concettualmente mi fa pensare immediatamente ad un gruppo napoletano che ho sempre amato, gli “Osanna” e al loro disco “Palepoli” (1973). 

In pieno stile Progressive Anni 70, Nu Guinea present: Nuova Napoli.

Tre, due, uno, il treno parte e anche il disco.

L’Overture è affidata, “ovviamente”, al brano che da il titolo al disco, “Nuova Napoli”. 

3:38 minuti di strumentale, funk, pienissimi di stile e un riff talmente vintage da essere avanti di cinquant’anni. “Je Vulesse” e “Ddjoe Facce” erano già state rilasciate in precedenza e cambiano il ritmo di questo lavoro. Il testo della prima canzone, come recita la dicitura sul retro del disco, è un estratto della poesia di Edoardo De Filippo “Je Vuless Truvà Pace”, ed ha una linea di basso che più o meno è un motore di una Moto Guzzi d’epoca e una linea vocale incredibile (voce di Fabiana Martone), una voce eterea e libera, giuro di non aver mai ascoltato nulla di simile. “Doje Facce” è esattamente la canzone che vi aspettate di ascoltare, parla proprio di quello che vi aspettate che parli, ma allo stesso tempo è il manifesto di Nuova Napoli, una Napoli che cerca invano di cambiare, di scrollarsi una “vecchiaia” di dosso che qualche losco figuro tenta sempre di proteggere e difendere (se avete visto “No grazie, il Caffè mi rende Nervoso” di Massimo Troisi state capendo, se non l’avete mai visto, vedetelo! ndr). L’attitudine del brano è leggermente più paragonabile alla cricca Napoli Centrale, pervaso da una modernità che sento, ma non riesco ancora a spiegarmi.

Disco Sole” è la quarta traccia e sono più o meno quindici minuti che mi dimeno come un ossesso, mentre la persona anziana di fronte a me non smettere di fissare le mie mani che simulano tutti gli strumenti esistenti sulla faccia della terra. È una delle track più ballabili del disco, dal sapore tropical e con un assolo di chitarra/voce (Zio Pino ne sarebbe tanto orgoglioso) ad esaltare il tutto: moderno, tanto moderno, ma continuo a non capire cosa ci sia di cosi moderno.

“Stanne Fore” ha un ritmo leggermente più irregolare, a dimostrazione delle notevoli doti di questo progetto (e di chi ha suonato nel disco) ed un ritornello dolce, morbido, inquietante ed emozionante.

“‘A Voce ‘e Napule” è la crasi di tutte le influenze dei Nu Guinea: c’è Samba, c’è Funk, c’è il Sax “alla Senese”, ci sono i Retro Synth, tutto insieme! Sono confuso, frastornato ed emozionato, non riesco a stare fermo e non sono ancora consapevole di cosa mi aspetta.

Ultima traccia:Parev’Ajere” e ci vorrebbe un’intera recensione solo per parlare di questa canzone (sarò breve, anzi se siete arrivati fin qui, siete ufficialmente tutti miei fratelli”. Il ritmo e il sound ricordano un pò qualcosa “alla Stevie Wonder“ con una vena incredibilmente tropicale, ma è il testo a far venire in brividi, specialmente se hai quasi trent’anni, soprattuto se fuori dal finestrino vedi la pianura padana. Un’incredibile nostalgia, dalla signora della pizza fritta “ca’ nun’ce sta cchiu” (non c’è più), ai “filon’abbasc’a Gaiola” (questa traducetevela voi se non siete di Napoli!), alla consapevolezza di non essere più dei ragazzini, che la nostalgia va bene, ci può stare, ma il presente e il futuro (la Nuova Napoli) sono le cose che contano davvero.

E finalmente realizzo tutto questo futuro dov’è: 

Napoli non ha bisogno di andare avanti, Napoli è sempre stata avanti, Napoli e i Napoletani sono nati nel futuro, e da Napoletano orgoglioso, non smetterò mai di ringraziare Lucio Aquilina e Massimo di Lena per avermelo fatto capire.

Grazie Guagliù! 

 

 

 

Ciro Leale

cirole@ue.it