Sold out per Willie Peyote all’Hart di Napoli

E’ nella sala concerti Hart di via Crispi che si è tenuta la seconda data del tour “Ostensione della sindrome” di Guglielmo Bruno, in arte Willie Peyote. Il tour presenta l’album “sindrome di Tòret”, che grazie allo spiccato cinismo e ad un’autoironia sdrammatizzante rappresenta nel 2018 il perfetto manuale del rap politicamente scorretto. E’ infatti questa la ragione del suo grande successo, che si manifesta nel fatto che la data di Napoli sia andata sold out già una settimana prima dell’evento.

Dall’apertura delle porte alle 20:30 la sala pian piano si riempie di giovani, giovanissimi e meno giovani, in una conformazione eterogenea che rende evidente come la musica dell’artista torinese non sia mirata ad un pubblico specifico, bensì a tutti coloro che condividono con lui una spiccata insofferenza per le contraddizioni della società moderna.
Fino alle 22:30, orario d’inizio della serata, la sala continua ad accogliere spettatori che, alle 22:40, con soli dieci minuti di ritardo, vedono spegnersi le luci e salire sul palco la band, accompagnata da Willie.

Con in sottofondo le urla del grande pubblico, il batterista dà l’attacco per “Avanvera”, traccia d’apertura del disco.  Willie saluta poi la platea e senza troppe interruzioni comincia “Glory Hole”, presente nell’album d’esordio “Non è il mio genere, il genere umano”, che causa un grande coinvolgimento tra gli spettatori e, soprattutto, tra i fan più affezionati.
“Dovete fermare questa macchina del fumo se volete che ci sia un concerto. Al massimo il fumo lo facciamo noi!”. Dopo queste parole dedica il pezzo che segue “all’amico Dutch Nazari”, lasciando intendere che è il momento della provocatoria “C’hai ragione tu”, scritta insieme al rapper padovano. “Il pezzo che suoneremo adesso è invece dedicato a tutta la scena Hip-Hop napoletana”: è così che Frank Sativa, tastierista e fedele collaboratore di Willie, dà inizio a “Giudizio sommario”, estratto dell’album del 2016 “Educazione sabauda” e manifesto dell’”anomalia” che Guglielmo rappresenta, sia in veste d’artista che di individuo in questa società.
“Ragazzi, mi danno del fighetto perché mi sono messo la giacca e la camicia. In realtà volevo fare l’audizione per suonare nei Ministri! Per ogni cosa ci vuole L’outfit giusto”: canzone che si conclude con un assolo di chitarra.

“Adesso voglio fare con voi un test. Vediamo se Napoli è più per l’amore sacro o l’amore profano.”
rappresentati rispettivamente da “Ottima scusa” e  “Willie Pooh”, tracce presenti nei suoi due ultimi album.
Dichiaro vincitore a Napoli l’amore sacro!”.
Accompagnato da un sottofondo musicale presenta la band, composta da Frank Sativa alle tastiera e dalla “Sabauda Orchestra Precaria”, composta da Dario Panza alla batteria, Marco Rosito alla chitarra e Luca Romeo al basso.
E’ il momento poi della società utopistica raccontata ne “La dittatura dei non fumatori”, cui segue “1312”, pezzo del 2014 che incarna al meglio la posizione antifascista dell’artista, più volte esposta nella sua produzione musicale. “Questo pezzo l’ho cantato per Federico, per Stefano e per tutti quei ragazzi che hanno perso la vita in questo Stato di polizia. Il fatto che Casapound non abbia raggiunto nemmeno l’1% non significa che il fascismo sia morto.”
Annuncia poi la traccia “Turismi”, che si conclude con una citazione al pezzo Bitch don’t kill my vibe”, del celebre rapper americano Kendrick Lamar, seguita da “TmVB”.

“Noi italiani siamo riusciti a pareggiare anche le elezioni. Sapete, io e i napoletani abbiamo un odio in comune, vincere questo campionato non sarebbe male, vero?”. Sul forte boato che segue queste parole parte “Metti che domani”, in cui canta: “E metti che domani scoppia la guerra mondiale, ma noi siamo italiani e puntiamo a pareggiare. Metti che domani vinciamo il campionato, scendiamo tutti in piazza come in un colpo di stato”.   E’ poi il momento di un pezzo che Willie ha dichiarato essere femminista: “Donna bisestile”, registrata in studio insieme al produttore e DJ leccese Jolly Mare, con cui ha collaborato nell’ultimo album. Dopo aver chiesto un altro gin-tonic, Guglielmo ringrazia Dario Panza perché: “E’ solo grazie a lui se abbiamo potuto scrivere un pezzo jazz.” Ed è infatti sulle note finali di “Giusto la  metà di me”, una delle tracce più introspettive e personali dell’album, che il pubblico impazzisce per il suo energico e incalzante assolo di batteria. Al grido di “Guagliù state parianno?” di Frank Sativa parte “L’eccezione”, brano d’apertura del terzo album dell’artista torinese, ma è solo con il singolo d’amore “Le chiavi in borsa” che tutta la platea canta insieme formando un’unica voce, accodandosi a Willie. “Ora voglio cantare un pezzo che parla della mia città. Un mio compagno di scuola si è candidato, ha preso il 33%”. Da queste parole il pubblico facilmente capisce che si tratta di “Portapalazzo”, brano che porta il nome del quartiere natale di Willie, a cui l’artista è molto legato. E dopo aver cantato della sua città si passa ad una delle tracce più politicamente scorrette dell’album:  “I cani”.
“Ora voglio far incazzare un signore che scrive su un giornale che si chiama la Verità; il signore in questione è Maurizio Belpietro. La prossima la dedichiamo anche al 19% di Salvini”. Così sul giro di tastiera di “Io non sono razzista ma…” il pubblico vede Willie scatenarsi reggendo nella mano destra un gin tonic. E dallo stesso gin tonic fa un sorso per poi esclamare “Alla vostra, ragazzi!” e dare l’attacco per l’ironica e trascinante “C’era una vodka”. Poi dice:“Siamo arrivati alla fine di questo concerto, purtroppo le cose belle finiscono, e a quanto pare anche quelle brutte”, annunciando così l’ultimo pezzo in scaletta: “E allora ciao”.

Quello di Willie e della sua band è però un saluto solo momentaneo, perché dopo poco sono pronti a salire di nuovo sul palco sotto le grida energiche del pubblico. “Oscar Carogna” e “Glik” sono i primi due brani eseguiti al ritorno, entrambi del suo album d’esordio. Viene poi eseguita “Vendesi”, scritta con il cantante e trombettista Roy Paci e brano che Willie più preferisce del suo ultimo album. “Questo è davvero l’ultimo pezzo adesso, spero sia stata anche per voi una bella giornata”. Così Guglielmo chiude il concerto, con il brano “Che bella giornata”, al cui termine, prima di lasciare il palco, si rivolge al pubblico: “Ciò che scrivo ogni giorno col cuore serve a farvi capire che siamo uomini liberi. Abbiamo la possibilità di scegliere. Decidiamo ogni giorno. Grazie Napoli!”

Ad ospitare la prossima data del tour sarà il Vibra di Modena il 16 marzo.
Scaletta:

Avanvera

Glory Hole

C’hai ragione tu

Giudizio sommario

Outfit giusto

Ottima scusa

Willie Phoo

La dittatura dei non fumatori

1312

Turismi

TmVB

Metti che domani

Donna bisestile

Giusto la metà di me

L’eccezione

Le chiavi in borsa

Portapalazzo

I cani

Io non sono razzista ma…

C’era una vodka

E allora ciao

Oscar Carogna

Glik

Vendesi

Che bella giornata

 

Riccardo Cascino

riccardo@cascino.com