Tedua : Il futuro è in mano ai deboli che si sono fatti coraggio

L’urlo di Mowgli rimbomba nel rap italiano. Il 2 Marzo è uscito, in versione digitale, il nuovo album di Mario Molinari, in arte Tedua. Sarà disponibile in copia fisica dal 6 Marzo per Universal. Più che un disco, l’ultimo lavoro del rapper genovese, prende in modo deciso le sembianze di un’opera letteraria. Mowgli racconta la sua giungla dalla prima fino all’ultima traccia senza perdere fiato. E’ un flusso di coscienza continuo legato da un filo conduttore, l’empatia tra artista e ascoltatore. La commozione, in particolare, fa da traghettatore nel viaggio in cui il rapper genovese ci catapulta.  Il mood dell’album appare chiaro. La rivalsa sociale, la necessità di riprendersi ciò che la vita ha tolto e la voglia di emergere sono il no plus ultra del progetto.

Il disco si muove su un suolo eterogeneo come immersi in una foresta che non sembra mai mostrare stralci di cielo. La rivalsa raccontata, assume degli sguardi diversi e insoliti rispetto a quelli che il resto della scena ci ha abituato. Il coraggio assume una dolcezza che penetra e che salva Mowgli dall’oceano dell’industria musicale italiana. E’ un disco che non scomparirà, o quanto meno nel mondo dell’urban, non rimarrà inosservato. Nulla sembra casuale e nessun angolo del disco della giungla sembra non voler rimandare a qualcosa di più profondo. La scrittura dell’intero album non permette infatti un ascolto superficiale. “Il futuro è in mano ai deboli che si sono fatti coraggio”, sussurra Tedua nel finale di “Sangue misto”. Una delle frasi che esprime meglio il messaggio che l’album vuole trasmettere. Tedua canta a quell’adolescente che vede ai suoi live e che rivive dentro se stesso. “Canterò la mia adolescenza fino alla nausea” è la promessa.

Tutti i capitoli del disco sono inni a storie d’amore di strada raccontate attraverso anche i tappeti, eleganti e non invadenti, di Cris Nolan, unico producer del disco. Caso raro nell’attuale panorama hip hop in cui le basi sembrano sovrastare il liricista. Qui, invece, le curve melodiche di Tedua prendono completamente il palcoscenico. “Mowgli” è il disco che più si avvicina, concettualmente, a quello che erano inizialmente i Club Dogo. La penna di Tedua sembra essere una “Penna Capitale” e  le sue canzoni sono delle reali “Cronache di resistenza” che raccontano, senza finzioni ed in modo diretto, immagini di una giungla di cemento con sensibilità e speranza.

La felicità costa poco, basta lo stretto indispensabile per vivere con serenità. Ce lo insegna Baloo in una delle scene più famose de “Il libro della giungla” con una canzoncina che tutti conoscono a memoria. “Mowgli” rappresenta quello stretto indispensabile che diventa mondo. E’ la salita di un cucciolo d’uomo, fin in cima alle montagne che sovrastano Jumanji. Una saga che ha ancora molto da raccontare ma che pone le basi per rimanere nel tempo.

Emanuele D'Agnese

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