GIORGIO POI: L’UNICO E IL SOLO

Dalle “tubature” alle chitarre per l’album di Calcutta, fino ai featuring con i rapper indie. Questo è l’eclettico Giorgio Poi, classe 1986, all’anagrafe “Giorgio Poti” (giusto una “t” in più”). Ex frontman dei Cairobi (partiti col nome di “Vadoinmessico”).

“Hai detto prendo tutto e vado via”; ecco quale è stato il mio primo approccio con Giorgino Poi: Il primo verso del suo primo singolo da solista.
Iniziare una nuova carriera con quell’incipit lirico; strano, no? E invece no, il titolo ripetuto fino allo sfinimento nella traccia ci rassicurò fin da subito: “Niente di strano”. Ma forse qualcosa di strano c’era realmente e ne rimasi da subito affascinato. Un mix tra indie, dream pop, jangle pop, psichedilia e cantautorato italiano, il tutto cantato da due voci delle stessa persona (l’una registrata sull’altra) “stridule” ma mai fastidiose.
Poi arrivò l’album “Fa niente”dove anche gli altri brani contenevano queste caratteristiche e tutto ciò fu la consacrazione di una nuova leva della musica italiana.

I pezzi di Giorgio hanno il sapore d’estate (specialmente per i suoni “cristallini” scelti per le chitarre) ma una malinconia tipica del mare d’inverno(come, non a caso, la cover della Bertè proposta dallo stesso nei live). Il tutto condito con stacchi di batteria e giri di basso come se piovesse; tutto riprodotto perfettamente negli spettacoli dal vivo dove sembra quasi di sentire il disco, complice anche il fatto che l’artista usa nei concerti un pedale che riproduce anche lo stesso effetto per la voce (questa fu la prima cosa che gli chiesi la prima volta che lo andai a sentire). I testi sono, per lo più, allegorie surreali della vita, suggestioni, pensieri; flussi di coscienza, rivolti quasi sempre ad una donna.

Giorgio Poiè il vero gioiellino del panorama indieitaliano, l’unico che “ricorda tutti” ma allo stesso tempo non ricorda nessuno. Uno dei pochi artisti dello stivale che è riuscito davvero a distinguersi per stile e innovazione. La cosa è oggettiva: sicuramente non è (ancora) il più noto tra i tanti ma è sicuramente tra i più originali.
Uno dei pochi a fare musica cantautorale italiana ma con un sapore del tutto internazionale e con un attitudine del tutto “tenera” e mai spaccona: una persona timida e mite che è partita con la sua chitarrina per Berlino (chiudendosi in una stanzetta per un anno, registrando un disco) e poi “ce l’ha fatta” ribaltato le regole dell’indie; che negli ultimi anni si stava distinguendo sempre di più per gli arrangiamenti dei brani, sempre più semplici e sempre più minimali.
Il signor Poti ha fatto tutto al contrario; proponendo invece arrangiamenti intricati ma allo stesso tempo accessibili a tutti, per la perfetta amalgamazione dei suoni e dalle linee vocali. Del resto fare le cose difficili in maniera “semplice” è sempre stata la dote dei “grandi”.

 

Tra le uscite post-disco sicuramente degna di nota è “Il tuo vestito bianco”; forse la mia sua canzone preferita. Una escalation di emozioni con un ritornello fantastico che ho cantato per mesi. Insieme alle registrazioni delle chitarre per “Evergreen”di Calcutta (suo compagno di Bomba Dischi) e al bellissimo feat. con Carl Brave(altro collega di etichetta) per il suo primo album da solista, un’altra uscita molto interessante è stata “Missili”con Frah Quintale. Canzone dal sapore molto estivo che si discosta molto dal suo solito stile avvicinandosi a ritmi più pop e reggae; scuola “Oroscopo”di Calcutta, insomma. Un esperimento abbastanza riuscito, nonostante la poca originalità del tipo di brano.

 

Cosa dobbiamo aspettarci dal cantautore romano? Onestamente date sue grandi doti da arrangiatore lo vedrei splendidamente come produttore per altri artisti ma allo stesso tempo la verità è che non vedo l’ora di sentire un suo nuovo disco da solista.
Avanti tutta, Giorgio!

Stefano Crispino

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